• Claudia

Libertà di movimento e spazio alla felicità su due ruote!

L'emergenza Covid ha segnato la rinascita delle due ruote: ecologiche, veloci e distributrici di felicità!

E' il mezzo più veloce per gli spostamenti, tre volte più rapido del camminare.

Oltre ad alleggerire traffico, mezzi pubblici e inquinamento, la bici garantisce un corretto distanziamento.

Inoltre, lo sport in bicicletta aiuta a sviluppare un fisico più forte e resistente, contribuendo in modo positivo ad uno stato di salute generale.

Il mese di novembre è ancora buono per continuare ad allenarsi in bicicletta con le giornate limpide e i mille colori del folliage.

Secondo un sondaggio realizzato da poco rivela che il 22% degli intervistati sfrutta le uscite in sella per mantenersi in forma e che il 20% ama le gite domenicali: il dato non sorprende, se si considera che, secondo l’Istat, ben 2 milioni di italiani sono fan della bicicletta.

Il 41% del campione ha dichiarato di usare la bici per il senso di libertà che garantisce e ben il 39% ne ha acquistata una nuova dopo il lockdown.

Inventata poco più di 200 anni fa, la bicicletta, oggi sempre più all'avanguardia, è diventata un potente mezzo di riappropriazione di tempo, spazio e felicità! La bici libera la mente e ammazza la malinconia!


"Quando il morale è basso, quando il giorno sembra buio, quando il lavoro diventa monotono, quando ti sembra che non ci sia più speranza, monta sulla bicicletta e pedala senza pensare a nient'altro che alla strada che percorri".

Sir Arthur Conan Doyle


BICI ED EMANCIPAZIONE FEMMINILE

Le donne cominciarono a salire in sella intorno al 1880, conquistandosi una maggiore libertà di movimento. A contribuire all'alleanza tra donne, bici e libertà fu anche l'invenzione, negli Stati Uniti, dei bloomer, i pantaloni a sbuffo, stretti al polpaccio, che soppiantarono i gonnelloni e corsetti.

Le donne della classe alta si mostrarono ben disposte a usare questa nuova invenzione che permetteva di spostarsi liberamente e rapidamente in un mondo che le voleva rinchiuse tra le mura domestiche.

Un po’ alla volta l’immagine della donna in bicicletta smise di essere così strana. Sempre più economiche, le bici si diffusero tra le classi popolari. Sorsero moltissimi club femminili che offrivano l’opportunità di viaggiare in compagnia, dimostrando che le donne non erano da meno degli uomini. Intanto la pubblicità iniziava a presentare il ciclismo come un’attività rispettabile, i medici ne raccomandavano l’uso e i giornalisti vedevano nella ciclista “la nuova donna”. Il genere femminile conquistava, così, un nuovo spazio che prima gli era precluso.



"Partire è la più bella e coraggiosa di tutte le azioni. Una gioia egoistica forse, ma una gioia, per colui che sa dare valore alla libertà. Essere soli, senza bisogni, sconosciuti, stranieri e tuttavia sentirsi a casa ovunque, e partire alla conquista del mondo".

Isabelle Eberhardt





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